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Isabelle Maeght preferisce Saint-Paul-de-Vence la sera e la mattina presto, ama la "sua" Saint-Paul nelle ore in cui la vita vera ritrova il suo spazio e le ombre del passato riprendono possesso delle strade popolate da fantasmi famosi: Yves (Montand), Jacques (Prévert), Simone (Signoret) e tanti altri, venuti da Parigi o altrove, da Braque a Chagall o Matisse – che non ha conosciuto – e i loro amici di qui, Titin il droghiere, Marc e Helly le anime dello Chat Noir...
Lucien, lo scultore che ha abbandonato l'ulivo per il bronzo, Louis il vignaiolo, François Roux che veglia al livello incomparabile della Colombe d'Or, possono ancora testimoniare di questi istanti esuberanti di vita e di libertà artistica.
Solo qui, di fronte alle mura, ai boschi e al mare, poteva svilupparsi un luogo così unico: la Fondazione Maeght. L’aria profuma di resina tiepida e d’erba appena irrigata. Le cicale friniscono accompagnando con le loro ali la marcia maestosamente allungata delle creature di Giacometti. Direttrice della Fondazione creata dai suoi nonni, Aimé e Marguerite Maeght – inaugurata nel luglio 1964, in presenza di André Malraux, dando a Saint-Paul una festa ancora senza eguali – Isabelle parla di questo spazio unico preservato da suo padre, Adrien, e della sua Costa Azzurra che "si rigenera senza sosta nonostante gli attacchi del cemento e l’internazionalizzazione della vita artistica".
La Fondazione Maeght. Qui regna uno spirito unico, certamente perché la Fondazione è gestita dalla famiglia dei fondatori. Questi luoghi non costituiscono un museo come gli altri. La Fondazione è in sé meta di una giornata di libertà in mezzo alla natura e a opere eccezionali. L’atmosfera e l’approccio dell’arte qui sono diversi. Protetti dalle aggressioni della città e liberati dallo stress, si è pronti ad entrare in comunione con la natura e con gli artisti attraverso le loro opere. È questa impressione unica che amo trasmettere ai bambini che vengono numerosi con le scuole. Istruiti, sono persuasa che più tardi rispetteranno il loro patrimonio.
I musei. C’è la Fondazione, naturalmente. Poi, immediatamente dopo, la cappella del Rosario decorata da Matisse, a Vence, a proposito della quale il pittore diceva che era "la sua opera imperfetta lasciata in guisa di testamento spirituale", seguita dal museo Matisse a Nizza. Sullo stesso piano metterei poi i musei Fernand-Léger, a Biot, il museo Chagall, a Nizza, il museo d'Antibes, sulle mura, una "casa museo" con opere potenti di Picasso o di Nicolas de Stael. Ripongo grandi speranze sul futuro Museo Bonnard, a Cannet-Rocheville, e non dimentico la Chiesa Russa, a Nizza, uno dei rari esempi di fede in esilio di grande magnificenza.
La Costa Azzurra. Del litorale prima di tutto amo le isole di Lerins, Sainte-Marguerite con i suoi boschi, la Vecchia Nizza e l’Haut-de-Cagnes, il faro di La Garoupe, la villa Ephrussi di Rotschild... Tuttavia la mia preferenza va all’entroterra: le valli fresche della Vésubie, della Tinée o del Loup, la villa di Noailles, a Grasse, i villaggi ritirati in un paesaggio di terrazze dove crescono fichi e ulivi... Amo questa terra piena di eccessi che dà tanto a chi sa guardarla e addomesticarla e che cancella le ineguaglianze... Sul mercato, fra pomodori, fichi, una fetta di socca o di torta di bietole, ricchi e meno ricchi si ritrovano intorno agli stessi valori per gustare la vita di qui, che il mondo ci invidia.
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